L’ultimo amico va via

Nella foto: Cristiano Ronaldo - Credit Uefa -(Photo by Ryan Pierse - UEFA/UEFA via Getty Images)

Massimo Ciccognani

Euro 2024 entra nelle sue fase calda, perché da domani si giocano le due semifinali che immettono sulla finale dell’Olympiastadion di Berlino. Tante stelle in campo, altre già a casa. L’ultimo a lasciare il torneo, è stato CRistiano Ronaldo, “uccellato” con il suo Portogallo solo ai calci di rigore dalla Francia. Un addio mesto all’europeo che la stella portoghese ha giocato  un torneo fantastico che ne ha consacrato la grandezza. E’ vero, non ha mai segnato, se non su calcio di rigore, e questo è l’unico record, in negativo della sua carriera. Eppure il gesto contro la Turchia (partita vinta 3-0) di consegnare a Bruno Fernandes la palla del terzo gol quando avrebbe potuto segnare lui stesso, rimarrà come l’immagine del campione vero, non solo opportunista e rapace d’area, ma anche capace di gesti che non sono passati inosservati. Il vero problema del Portogallo è che lì davanti, se non segna Cristiano, sono dolori. Proprio la sua assenza dal tabellino dei marcatori, acuisce il problema della prima linea portoghese. Trovare un rimedio non sarà facile.

Per ora lascia dopo 5 mondiali e sei europei e la bellezza di 895 reti in carriera tra club e nazionale, cinque Palloni d’Oro e altrettante Champions League, merita un grazie per averci fatto brillare gli occhi. Non ne nascerà un altro come lui. E il calcio non sarà più lo stesso, perché senza Cristiano (conoscendolo non escludiamo il ritorno in chiave mondiale americano) a perdere non sarà solo il Portogallo, ma tutti gli amanti di questo meraviglioso sport che è il calcio, dove le stelle, quelle vere, sono sempre una utopia. Ci piace ricordare di Cristiano la sua educazione, il suo modo di lavorare, il suo errore umano ma al tempo stesso un extraterrestre. Ha fatto e gli abbiamo visto fare cose impossibili. E come tutti i grandi campioni, sarà difficile rinunciarci.

Montella, sogno infranto

Diciamo la verità, ci abbiamo creduto, non tanto per il valore intrinseco della Turchia, quanto per le capacità di Vincenzo Montella di cambiare il corso della storia. Vederla graffiare sui prati tedeschi, con caparbietà ma anche con qualità, vederla soffrire, stringere i denti nei momenti difficili. Ha insegnato tanto alla Turchia, soprattutto come si vince. Una bellissima storia di un ragazzo semplice, dalla faccia pulita, che non ha Santi in paradiso, ma che ama il lavoro come se stesso. Con la vittoria di ieri sull’Austria, ha portato la sua Turchia  tra le migliori otto d’Europa. Ha fatto meglio di tutti gli altri italiani impegnati in Germania.

Si è arreso sul più bello, contro l’Olanda, complice due disattenzioni difensive costante care contro l’Olanda, dopo una partita letteralmente dominata dalla squadra turca. Si è arrabbiato, ha scaricato la sua rabbia per quel che poteva essere e avrebbe meritato. Lui la Turchia che solo qualche mese fa era lontana dalla qualificazione, l’ha cambiata, pasmata a sua immagine e somiglianza, gli ha dato un corpo e un’anima, l’ha resa l’oroglio di un intero Paese e dei suoi cittadini, che anche qui in Germania sono tantissimi, impazziti per l’impresa dei loro beniamini. E’ vero, non ha imparato a parlare turco, ma ha insegnato ai turchi come si gioca al calcio. E il suo campionato europeo, Vincenzo Montella lo ha già vinto, scalzando dal trono,  Marco Rossi, Francesco Calzona, Domenico Tedesco e lo stesso Luciano Spalletti. Alla fine è rimasto solo lui e ha fatto benissimo. Un sogno infranto sul più bello quando la meta era vicina. Ma che non toglie nulla alla sua grandezza. Grazie aeroplanino.

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